Positivismo!
Che bisogna immaginarsela bene questa…. Roba da sentire, da respirare tutto uno spirito del tempo in cui regna la fiducia, la consapevolezza che si può fare, e se non si può fare, state tranquilli che tanto prima o poi, un giorno o l’altro, si farà.
Il positivismo.
Detta veloce veloce, la convinzione che attraverso la propria opera, e segnatamente tramite la propria scienza, le arti e i mestieri, l’uomo possa dominare la natura e piegarla ai suoi scopi.
Attraverso il metodo empirico, tramite l’osservazione e ripetizione dei fenomeni in ambienti controllati, l’uomo può arrivare a conoscere, e, fatto ancor più grande, stupefacente, blasfemo perfino, a riprodurre e plasmare a piacimento le leggi immutabili della fisica che reggono l’universo.
E vai di ardimentose imprese, costruzioni mirabolanti, fiorir di scienze ed accademie, si fottano i limiti, l’uomo non è più il centro del mondo perché ce lo ha messo Dio, l’uomo è il centro del mondo perché lo conosce e lo fa andare come dice lui.
E’ la mentalità che va immaginata, quel senso di fiducia di cui dicevo prima, uno stuolo di scienziati in camice bianco che studiano gli atomi, indagano i misteri dell’energia, i fluidi, la dinamica, la balistica, la termodinamica, filosofi che riconducono il tutto ad una mente razionale, al pensiero che in quanto tale rivendica identità.
Voglia di fare.
Mi immagino un’aria elettrica a quei tempi, frizzante, spiriti sognatori guidati dalla ferrea razionalità e dalla matematica, il linguaggio che ti mette alla pari e ti fa parlare con l’Onnipotente.
Abbiamo le chiavi del mondo, sappiamo le regole del gioco e adesso il gioco lo facciamo noi. E’ l’uomo che tiene il banco, è l’uomo che dice come si fa.
A ben pensarci, l’uomo è Dio.
Anzi, meglio: ha capito il disegno divino, si è dimostrato più intelligente: è partito da un fenomeno noto e cause ignote, ha trovato le cause e ha riprodotto il fenomeno.
C’è davvero di che essere ottimisti, c’è di che sfidare la Creazione.
Arriva la macchina a vapore, arrivano i fratelli Wright, l’uomo corre più veloce del leopardo e solca i cieli come l’aquila.
Phileas Fogg. Che ti fa il giro del mondo in ottanta giorni. No, dico: ottanta giorni. Forse non avete idea dell’enormità della cosa. Con ottanta giorni i parrucconi del parlamento inglese manco ti approvano un decretuccio, e quello ti gira il mondo e te lo rivolta come un calzino, andando per aria, per acqua e per terra. Così, tanto per non farsi mancar nulla.
O il Nautilus, o il viaggio al centro della terra. Io mi immagino queste cose qui. Che magari non ci sono state, ma che ci potevano stare perché ormai l’uomo è troppo avanti, ormai l’uomo non lo fermi più. E come fai.
Fai che un giorno, improvvisamente, qualcuno decide che bisogna dare la botta finale agli elementi e piegare alla volontà umana il più irascibile e capriccioso di tutti: il mare.
E questo mare lo pieghiamo nel modo più crudele, più sfacciato, affinché sia chiaro a tutti che l’uomo è il padrone assoluto e che bisogna fare come dice lui.
Pensate: una gigantesca nave che se ne sbatta allegramente della furia marina, che il mare cerca di portarsela giù ma lei niente, fila via liscia sulla sua superficie come se stesse facendo una passeggiata. Immaginate che onta, che smacco per Nettuno. O per Dio, che è la stessa cosa.
E fu per questo che si inventarono il Titanic.
Cioè, lo dissero proprio: noi adesso ci mettiamo di buzzo buono (l’operosità è un’altra caratteristica tipica del positivismo) e ti montiam su un barcone della madonna, che non lo affondi manco se lo prendi a cannonate per un giorno intero!
Lo dissero e, poverini, erano convinti che l’avrebbero fatto. Cioè, l’hanno pure fatto, seguendo tutte le scoperte più à la page e gli studi sui materiali, gli ultimi trattati di ingegneria e le tecniche marinare più recenti.
E’ finita in modo imprevisto, nessuno scienziato avrebbe mai detto che qualcuno si sarebbe sbagliato e il barcone pieno di gente sarebbe stato tagliato a spicchi come una mela da un iceberg che non si sa che cavolo ci faceva lì.
Vaglielo a spiegare, poi, agli uomini, agli scienziati, ai parrucconi, che forse tutto sommato le chiavi dell’universo non ce le hanno, e che se, se si incazza, la natura comanda ancora lei…..
E la storia, per quel che ci riguarda, potrebbe anche finire qui, con l’uomo che se ne torna a casa bastonato ben benino e capisce che in fondo in fondo più che dominarla e sfruttarla per i suoi scopi, con la natura ci potrebbe benissimo convivere.
Ma la storia non sembra finir qui, visto che dopo più di cento anni sento parlare di protocolli di Kyoto, di giapponesi a caccia di balene, di estinzione delle specie, di blocchi del traffico, di effetto serra, di sbalzi climatici e maremoti.
Se devo dirvela tutta, io mi accontenterei di un pareggio, perché la natura è un avversario troppo forte per sconfiggerla, e gioca pure in casa.
Se ne usciamo vivi sarebbe già una bella soddisfazione.